La signora fumava
La signora fumava
Al tavolo del bar,
E intanto non pensava
Ad altra cosa far,
Portava un bel cappello
Dalle larghe tese,
Ed un dorato anello
Del natìo paese,
Il suo vestito verde
Molto era aderente,
Del tipo che non perde
L'occhio proprio niente,
Diventava anziana,
Ma si sentiva bella,
Pelle di porcellana,
Era stata già una Stella,
Pensava ai tanti amanti,
Che l'avevan corteggiata,
Stati erano i suoi vanti,
Ché da loro era adorata,
Era una Dèa sovrana
Di cuori e di afflizioni,
Che si mostrava umana
Di fronte alle passioni,
Pensava alla moneta,
Spesa per i vizi,
Per le vesti di seta,
Per correr tra i palmizi,
Per la vasta villa
Di quaranta stanze,
In zona tranquilla,
Per ospitar le danze
Secondo lo zodiaco,
Che organizzò lei stessa,
Sopra un monte idilliaco,
Che acquistò con essa,
Alla fama e all'interviste,
Di cui fu fatta oggetto,
Ai film e alle riviste,
Tutto era perfetto;
Ma poi un po' alla volta,
Finiva la bellezza,
La gloria le era tolta,
Perdeva ogni carezza,
Si afflosciava un poco
Il generoso petto,
Si estingueva il fuoco,
Generato dal suo aspetto,
I debiti mangiavano
Il suo conto in banca,
Per i soldi la cercavano,
Adesso ch'era stanca,
Soprattutto si pentiva
Di non avere figli,
E dentro sé sentiva
Tantissimi bisbigli:
- Forse era meglio avere
Una vita come gli altri,
E da te crescer vedere
Dei fanciulli onesti e scaltri. -
Ma adesso è troppo tardi,
I suoi giorni ha già vissuto,
Non ha il tempo mai riguardi,
Non disfà quanto ha intessuto,
La signora fuma ancora,
Presso il tavolo del bar,
Perché d'ora in altra ora,
Nulla d'altro ha più da far.
Al tavolo del bar,
E intanto non pensava
Ad altra cosa far,
Portava un bel cappello
Dalle larghe tese,
Ed un dorato anello
Del natìo paese,
Il suo vestito verde
Molto era aderente,
Del tipo che non perde
L'occhio proprio niente,
Diventava anziana,
Ma si sentiva bella,
Pelle di porcellana,
Era stata già una Stella,
Pensava ai tanti amanti,
Che l'avevan corteggiata,
Stati erano i suoi vanti,
Ché da loro era adorata,
Era una Dèa sovrana
Di cuori e di afflizioni,
Che si mostrava umana
Di fronte alle passioni,
Pensava alla moneta,
Spesa per i vizi,
Per le vesti di seta,
Per correr tra i palmizi,
Per la vasta villa
Di quaranta stanze,
In zona tranquilla,
Per ospitar le danze
Secondo lo zodiaco,
Che organizzò lei stessa,
Sopra un monte idilliaco,
Che acquistò con essa,
Alla fama e all'interviste,
Di cui fu fatta oggetto,
Ai film e alle riviste,
Tutto era perfetto;
Ma poi un po' alla volta,
Finiva la bellezza,
La gloria le era tolta,
Perdeva ogni carezza,
Si afflosciava un poco
Il generoso petto,
Si estingueva il fuoco,
Generato dal suo aspetto,
I debiti mangiavano
Il suo conto in banca,
Per i soldi la cercavano,
Adesso ch'era stanca,
Soprattutto si pentiva
Di non avere figli,
E dentro sé sentiva
Tantissimi bisbigli:
- Forse era meglio avere
Una vita come gli altri,
E da te crescer vedere
Dei fanciulli onesti e scaltri. -
Ma adesso è troppo tardi,
I suoi giorni ha già vissuto,
Non ha il tempo mai riguardi,
Non disfà quanto ha intessuto,
La signora fuma ancora,
Presso il tavolo del bar,
Perché d'ora in altra ora,
Nulla d'altro ha più da far.

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